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25/02/2026

Il Radiotelescopio Croce del Nord di Medicina (BO), Italy

Sorveglianza e difesa planetaria

Dall’inizio dell’era spaziale, negli anni ’60, le orbite terrestri si sono progressivamente popolate di satelliti artificiali. L’aumento del traffico spaziale ha inevitabilmente portato anche alla crescita dei detriti spaziali, popolarmente noti come “rifiuti spaziali”.
Gli oggetti in orbita con dimensioni superiori ai 10 centimetri sono tracciati e catalogati dalle reti di sorveglianza spaziale: nel 2026 risultano essere oltre 50.000, un numero in costante aumento. Accanto agli oggetti monitorati esiste una popolazione molto più numerosa di frammenti troppo piccoli per essere rilevati con gli attuali sistemi di sorveglianza, generati principalmente da collisioni ed esplosioni in orbita. Le stime statistiche indicano oltre 140 milioni di oggetti con dimensioni superiori al millimetro. Ogni detrito spaziale, anche millimetrico, può rappresentare un rischio: in orbita gli oggetti raggiungono velocità fino a 28.000 km/h, sufficienti a provocare danni significativi a satelliti, veicoli spaziali e a costituire un pericolo per gli astronauti impegnati in attività extraveicolari.
A questo si aggiunge il tema dei rientri incontrollati in atmosfera. Ogni anno alcune centinaia di oggetti con massa superiore ai 500 kg rientrano nell’atmosfera terrestre e, nella grande maggioranza dei casi, si disintegrano quasi completamente ad alta quota. La probabilità che frammenti significativi raggiungano il suolo è estremamente bassa e il rischio per la popolazione molto ridotto. I rientri vengono comunque monitorati e analizzati per valutarne l’evoluzione e gestire eventuali criticità.

 

L’Istituto di Radioastronomia è impegnato nei seguenti progetti sulla sorveglianza e difesa planetaria: